Domande e risposte sulle patologie della spalla

LA CAPSULITE ADESIVA

Con questo termine si indica una patologia a carico della spalla caratterizzata da dolore e rigidità, non conseguente ad immobilizzazione dell'arto. In realtà il termine corretto sarebbe Capsulite Restrittiva, in quanto si tratta di una patologia a carico della capsula articolare, cioè quel "manicotto" che unisce le 2 componenti dell'articolazione della spalla: la parte finale dell'omero (cosiddetta testa ) e una protuberanza della scapola chiamata glenoide. In seguito ad un processo infiammatorio del tessuto che forma la capsula articolare (Capsulite appunto), questo si restringe causando una limitazione del movimento. Il termine Capsulite adesiva deriva da una letterale traduzione dall'inglese, ma in realtà non vi è nulla di "adesivo"; altri termini comunemente usati per definire questa patologia sono "spalla congelata", il suo corrispettivo inglese "frozen shoulder", "spalla rigida idiopatica".  Questo "congelamento" dell 'articolazione riduce notevolmente l'arco di movimento e può essere anche molto doloroso quando si cerca di muovere comunque l' arto.

L'appartenenza al sesso femminile in IV-V decade di vita è considerato un fattore predisponente a sviluppare una Capsulite restrittiva. Così come la presenza di patologie come il diabete e le cardiopatie o l' assunzione di determinate categorie di farmaci sono frequentemente associate a questa patologia, che comunque può manifestarsi in ogni persona, uomo o donna, senza particolari fattori "di rischio" o traumi pregressi.

La Capsulite restrittiva progredisce generalmente attraverso tre fasi:

- I sintomi della prima fase, o "fase di raffreddamento" sono rappresentati dalla comparsa di dolore diffuso a tutta la spalla, che sembra peggiorare di notte e disturba il sonno; si esacerba con il movimento e determina una riduzione della capacità di muovere l'arto.

- La seconda fase o "fase di congelamento" è caratterizzata da diminuzione del dolore e presenza di un fastidio continuo con limitazione del movimento, anche in modo importante.

- Nella terza fase o "fase del disgelo" si assiste ad un seppur lento ma progressivo recupero di mobilità articolare.

La diagnosi è effettuata generalmente dal chirurgo ortopedico. I sintomi dolorosi della spalla sono, infatti, spesso confusi con altre patologie come la tendinopatia calcifica (vedi in questa sezione del sito "I depositi di calcio nella spalla"), la rottura della cuffia dei rotatori, l' artrite o la tendinite del capo lungo del bicipite. Nonostante queste patologie in alcuni casi possano evolvere verso una Capsulite adesiva, ciò non è assolutamente la regola e di solito si presenta isolatamente. Di fronte ad una limitazione dell'arco di movimento, soprattutto in rotazione e flessione, viene ipotizzata questa problematica. Le radiografie, la Risonanza Magnetica Nucleare e l'esame fisico consentono di escludere altre possibili patologie e confermare la diagnosi.

La terapia della capsulite adesiva dipende dal livello di gravità. Spesso, nelle fasi iniziali, farmaci antiinfiammatori sono utili per ridurre la reazione infiammatoria intra-articolare e conseguentemente diminuire il dolore. Terapie fisiche come la Tecarterapia o Onde d'urto possono giovare sensibilmente. Un Terapista della Riabilitazione esperto è di grande aiuto per effettuare una mobilizzazione attiva-assistita o passiva che deve essere eseguita molto dolcemente, senza mai forzare, meglio se in una piscina riabilitativa con acqua calda. Molto utile un programma d'esercizi domiciliari. Utili anche iniezioni intrarticolari con ac. ialuronico e/o farmaci cortisonici. La terapia chirurgica, indicata soprattutto nei casi di severa limitazione ed in pazienti con fattori di rischio (es. diabete), è rappresentata dalla Capsulolisi in artroscopia, che si effettua generalmente in regime di day hospital; alcuni chirurghi eseguono invece la mobilizzazione dell'articolazione in narcosi, forzando l'articolazione del paziente addormentato in tutte le direzioni per detendere i tessuti che limitano il movimento  dell'articolazione. Dopo la manipolazione in narcosi o dopo l'artroscopia il paziente deve continuare la terapia riabilitativa di mobilizzazione e gli esercizi domiciliari.

La Capsulite restrittiva si risolve: spontaneamente o con fisioterapia o con chirurgia artroscopica. Questa patologia non evolve in artrosi o in danni alla cuffia dei rotatori. E' comunque importante che i pazienti comprendano che i tempi di recupero sono molto lunghi, mesi talvolta anche anni (il paziente deve essere "paziente") e che in alcuni casi la patologia può ripresentarsi in un'articolazione in precedenza guarita.